ISTEDDA: RECAP E BILANCIO DI UNA STAGIONE. MONDIALE ICF E CAMPIONATO ITALIANO FISSW SUP RACE 2026
Oltre le medaglie, il potenziale di un progetto sportivo e il lavoro che i risultati non raccontano
Una stagione intensa, 12 eventi, 23 gare, titoli e piazzamenti importanti a livello nazionale e internazionale. Ma dietro i risultati di Istedda Canottieri Ichnusa c'è una realtà fatta di sacrifici, organizzazione, risorse limitate e un potenziale territoriale ancora tutto da valorizzare. Il bilancio di un anno importante diventa così l'occasione per riflettere sul futuro del SUP racing e sulla sostenibilità delle piccole società sportive.
Una stagione ai massimi livelli: partiamo dai risultati
Il 2026 è stato un anno particolarmente impegnativo per ISTEDDA SSD a RL e per il progetto sportivo sviluppato in collaborazione con Canottieri Ichnusa.
Un calendario agonistico intenso, articolato tra il Campionato Italiano FISSW, le selettive FICK, le competizioni ICF World Cup e, come appuntamento conclusivo, il Campionato del Mondo ICF di Sabaudia.
I numeri descrivono bene la dimensione dell'impegno:
6 tappe del Campionato Italiano FISSW SUP Race.
4 appuntamenti selettivi FICK.
1 partecipazione alla ICF World Cup.
1 evento promozionale.
12 eventi complessivi.
23 gare disputate.
Il Campionato del Mondo ICF come gran finale della stagione.
Un percorso che ha portato la squadra a confrontarsi con alcune delle realtà più competitive del panorama nazionale e internazionale.
Sono arrivati titoli, medaglie e piazzamenti a podio nelle diverse discipline del circuito nazionale. Anche sul palcoscenico mondiale gli atleti hanno ottenuto risultati di rilievo, con piazzamenti nella top 10 nella Distance maschile 50+ e nella Inflatable femminile 40+, oltre a prestazioni significative nelle altre specialità.
Risultati verificabili, classifiche ufficiali e piazzamenti che dimostrano come un progetto sportivo nato e sviluppato in un contesto territoriale non particolarmente strutturato per questa disciplina possa raggiungere livelli agonistici importanti.
I risultati, naturalmente, parlano da soli. Ma raccontano soltanto una parte della storia.
Un settore in crescita, ma non un boom generalizzato
Il 2026 ha confermato il potenziale del SUP racing, ma ha anche evidenziato alcune contraddizioni del settore.
I numeri delle competizioni internazionali e nazionali mostrano un movimento capace di raggiungere dimensioni importanti. Tuttavia, questa crescita non corrisponde necessariamente a un'espansione uniforme del mercato.
Il fenomeno sembra concentrarsi soprattutto in alcune macroaree geografiche, dove esistono maggiore tradizione, strutture, investimenti e una presenza più consolidata di società sportive e atleti.
Parallelamente, il mercato commerciale attraversa una fase di assestamento. Diversi produttori devono confrontarsi con difficoltà nella vendita e nella distribuzione, mentre una parte dei praticanti orienta progressivamente le proprie scelte verso prodotti di maggiore qualità e specializzazione.
Da una parte cresce il numero di persone che si avvicinano alla disciplina; dall'altra, il mercato deve ancora trovare un equilibrio tra domanda, qualità dell'offerta e capacità degli operatori di sostenere lo sviluppo del settore.
Il SUP, però, possiede caratteristiche che vanno ben oltre la dimensione agonistica.
Può collegare sport, mare, benessere, turismo attivo, formazione e promozione del territorio. Può coinvolgere giovani, adulti e Master, generando occasioni di partecipazione durante gran parte dell'anno.
Questo potenziale, tuttavia, deve essere trasformato in progetti concreti, capaci di interessare partner commerciali, istituzioni, operatori turistici e amministrazioni locali.
Ed è proprio qui che emergono alcune delle maggiori difficoltà per le piccole società sportive.
Il modello Istedda: risultati sportivi e potenziale territoriale
Il progetto Istedda presenta caratteristiche particolari.
Da una parte ci sono risultati agonistici documentabili, attività di formazione, lavoro con atleti adulti e giovani, promozione della disciplina e una presenza concreta nelle competizioni nazionali e internazionali.
Dall'altra, esistono costi elevati, entrate limitate e una struttura organizzativa che, per buona parte della stagione, ha fatto affidamento su una persona di riferimento.
La condizione insulare rappresenta un ulteriore elemento di complessità. Le trasferte dalla Sardegna comportano spese aggiuntive per traghetti, trasporti, spostamenti delle attrezzature e pernottamenti, rendendo ogni partecipazione agonistica economicamente più impegnativa rispetto a quella di società che operano in territori meglio collegati.
Nonostante queste condizioni, il progetto ha dimostrato di poter competere, organizzare attività e produrre risultati.
Il modello si è sviluppato facendo leva su competenze, efficienza, visione e valori sportivi, nella convinzione che il lavoro svolto potesse generare un riscontro più ampio da parte del territorio e degli interlocutori istituzionali.
Questo riscontro, tuttavia, non sempre è arrivato nella misura attesa.
Il problema non riguarda soltanto Istedda. È una questione che coinvolge molte piccole società sportive realmente no profit, che possono avere competenze, risultati e capacità progettuali, ma non dispongono delle risorse economiche necessarie per trasformare autonomamente il proprio potenziale in un'offerta strutturata.
Il lavoro che non finisce nelle classifiche
Uno degli aspetti meno visibili dello sport agonistico riguarda tutto ciò che avviene prima, durante e dopo una competizione.
Dietro ogni gara ci sono attività organizzative estremamente impegnative:
Pianificazione delle trasferte e gestione dei trasporti.
Prenotazione di traghetti e pernottamenti.
Gestione delle attrezzature sportive.
Iscrizioni, documentazione e scadenze federali.
Rapporti con enti, federazioni e organizzatori.
Gestione amministrativa e contabile.
Coordinamento degli atleti e delle necessità della squadra.
Ricerca di risorse e gestione delle procedure per accedere ai contributi pubblici.
Sono attività che richiedono tempo, competenze e continuità.
Nel corso della stagione, gran parte di questo lavoro è ricaduta su Francesco Usai, organizzatore e riferimento operativo del progetto, che ha affrontato contemporaneamente il ruolo di atleta e quello di coordinatore della squadra.
Una doppia responsabilità che ha comportato un carico di lavoro significativo, soprattutto considerando la necessità di seguire anche le procedure amministrative e le pratiche per l'accesso ai contributi regionali destinati alle attività sportive.
A questa attività si è aggiunta la preparazione agonistica personale.
Attualmente Usai è l'unico atleta della squadra in Sardegna impegnato a competere a questo livello internazionale, condizione che rende ancora più complesso il percorso di allenamento, svolto senza la possibilità di un confronto quotidiano con compagni di pari livello.
Il tempo dedicato all'organizzazione è tempo sottratto al recupero, alla preparazione e alla vita personale.
E quando arriva il momento della gara, il risultato individuale resta comunque legato alla qualità della preparazione atletica e alla capacità di esprimersi al massimo.
Essere contemporaneamente atleta e organizzatore significa quindi affrontare due competizioni: una in acqua, visibile nelle classifiche, e una molto meno evidente, fatta di responsabilità, scadenze, gestione e lavoro quotidiano.
Questa condizione non riguarda soltanto Francesco Usai. È una realtà condivisa da numerosi Master che, all'interno del movimento sportivo, svolgono anche un ruolo di promozione, formazione e sviluppo della disciplina.
Spesso sono proprio questi atleti a rappresentare il motore delle attività, a formare nuovi praticanti e istruttori, a sostenere le società e a mantenere vivo il rapporto tra sport e territorio.
Il loro contributo non può essere misurato soltanto attraverso i risultati agonistici.
La questione economica: anticipare le risorse e sostenere il progetto
Un altro tema centrale riguarda la sostenibilità economica.
Le società sportive non devono soltanto reperire le risorse necessarie per organizzare le attività: devono spesso anticiparle.
Le spese per le competizioni, le trasferte, le attrezzature, gli oneri societari e gli adempimenti connessi ai rapporti con federazioni ed enti devono essere sostenuti con continuità.
I bandi regionali rappresentano uno strumento importante, ma richiedono tempo e competenze per la preparazione delle domande, la gestione della documentazione e il successivo monitoraggio delle procedure.
Inoltre, un contributo atteso non equivale a liquidità immediatamente disponibile, né costituisce una garanzia di assegnazione.
Si crea così una situazione nella quale le società devono programmare e sostenere le attività senza poter contare sempre su risorse certe e tempestive.
Per le realtà di piccole dimensioni, soprattutto quelle che operano in territori insulari, il problema diventa ancora più evidente.
A questo si aggiunge una questione organizzativa: quanto può essere sostenibile un sistema nel quale una parte così importante del lavoro dipende dalla disponibilità di una sola persona o di un gruppo molto ristretto di collaboratori?
È una domanda che riguarda anche società sportive più strutturate, nelle quali l'attività agonistica rappresenta soltanto la parte più visibile di un'organizzazione complessa.
La passione può essere una risorsa straordinaria, ma non può sostituire indefinitamente personale, risorse economiche e strumenti organizzativi adeguati.
Fare squadra significa anche scegliere come stare insieme
La stagione ha rappresentato anche un momento di riflessione sul modello di squadra e sulle relazioni interne.
Mettere il progetto collettivo al centro significa rispettare le differenze individuali, ma anche cercare di preservare un ambiente positivo, nel quale atleti e collaboratori possano condividere obiettivi e crescere insieme.
Non tutte le persone hanno lo stesso modo di intendere lo sport, la collaborazione e il senso di appartenenza.
Le differenze possono rappresentare una ricchezza, ma quando le dinamiche individuali diventano un ostacolo al progetto comune occorre avere la capacità di affrontare anche scelte difficili.
Non si tratta di ricercare presenze a ogni costo o di inseguire semplicemente la crescita numerica della squadra.
Una realtà sportiva deve poter costruire un ambiente nel quale prevalgano rispetto, collaborazione, responsabilità e attenzione alle persone.
L'ego e l'egoismo devono lasciare spazio alla capacità di condividere, riconoscere il contributo degli altri e lavorare per obiettivi comuni.
La qualità di un progetto sportivo si misura anche dalle relazioni che riesce a costruire e preservare.
Il futuro: dal sacrificio alla sostenibilità
I risultati del 2026 dimostrano che Istedda dispone di competenze e potenzialità per continuare a crescere.
Il percorso agonistico ha confermato la capacità di competere a livello nazionale e internazionale, mentre l'attività organizzativa e formativa ha evidenziato le possibilità di sviluppo del SUP nel territorio.
Per trasformare questi risultati in un progetto duraturo, tuttavia, servono condizioni differenti.
Occorrono:
Maggiore sostegno economico e opportunità per gli atleti.
Collaborazioni con aziende e partner territoriali.
Una struttura organizzativa meno dipendente da singole persone.
Maggiore riconoscimento del lavoro svolto dalle società sportive.
Progetti condivisi con istituzioni e operatori del turismo.
Investimenti nella formazione e nella crescita dei giovani e degli atleti Master.
Il SUP può diventare uno strumento importante per la promozione della Sardegna, ma è necessario che questo valore venga riconosciuto e trasformato in opportunità concrete.
Le piccole società sportive no profit non possono sostenere da sole tutto il peso di un progetto di sviluppo territoriale.
La passione è indispensabile, ma non può essere la risposta automatica a ogni problema economico, amministrativo e organizzativo.
Una riflessione che va oltre le medaglie
Il percorso sviluppato da Istedda, insieme alla collaborazione con Canottieri Ichnusa, dimostra quanto sia possibile ottenere attraverso impegno, competenza e spirito di squadra, anche in un settore che nel territorio sardo deve ancora consolidare strutture, opportunità e riconoscimento.
Il 2026 ha portato risultati importanti, ma ha anche reso evidente il valore del lavoro necessario per raggiungerli.
Riconoscere questo lavoro non significa sminuire i risultati sportivi. Significa comprenderne fino in fondo il valore.
Le medaglie sono il risultato visibile. Aiutano a misurare il percorso, danno soddisfazione e rappresentano un importante riconoscimento dell'impegno degli atleti. Ma non sono l'unico obiettivo e, soprattutto, non sono una condizione sufficiente per garantire il futuro di una società.
È il lavoro organizzativo che permette di arrivare alle competizioni e dare continuità ai risultati. È la sostenibilità che consente di ripartire.
Istedda ha dimostrato di saper competere, organizzare, formare e raggiungere risultati importanti, valorizzando gli atleti e portando il nome del territorio sui palcoscenici nazionali e internazionali.
Non deve dimostrare di poter affrontare ulteriori sacrifici a qualsiasi costo.
Se non si creeranno le condizioni necessarie per sostenere il progetto, anche un ridimensionamento del programma agonistico potrà rappresentare una scelta responsabile: una decisione finalizzata a proteggere gli atleti, la società e le possibilità di crescita futura.
Il vero obiettivo non è partecipare a tutte le gare possibili, ma fare in modo che i risultati nazionali e internazionali raggiunti nel 2026 diventino la base di un progetto capace di esistere e svilupparsi anche negli anni successivi.
La stagione appena conclusa lascia quindi un messaggio chiaro: il potenziale esiste, le competenze ci sono e i risultati sono arrivati.
Ora serve costruire intorno a tutto questo un sistema capace di sostenerli.
Perché far crescere lo sport significa anche prendersi cura delle persone che, spesso lontano dai riflettori, lo rendono possibile.
ISTEDDA SSD a RL – Canottieri Ichnusa
Risultati, formazione, territorio e passione. Il futuro dello sport si costruisce insieme.
